PRESENTAZIONE
Il volumetto è stato realizzato nell’ambito dell’attività didattica svolta con gli alunni della 3^ D della scuola media Statale “Diodoro Siculo di Agira” in conformità a quanto previsto dalle vigenti normative impartite dal Ministero della P.I.
L’obiettivo della pubblicazione era quello di fare prendere, agli alunni, coscienza del proprio patrimonio culturale ed accedere via via a livelli più elevati di conoscenze per essere in grado di contribuire ad elaborare una nuova cultura in prospettiva di un futuro ricco di esperienze e di nuove realizzazioni.
L’approccio all’ambiente e ai beni culturali tende a rendere l’alunno cosciente degli aspetti e dei problemi del contesto in cui vive, educandolo alla conoscenza, al rispetto, alla tutela e alla valorizzazione del territorio, anche mediante l’uso di documentazione fotografica, grafica e plastica.
Per questo sono state svolte motivate attività sul campo, con visite in diverse chiese, con lettura diretta dei vari aspetti e significati riguardanti l’opera d’arte da trasmettere.
Il materiale raccolto è stato riletto e fatto proprio con la consapevolezza di avere creato un piccolo strumento di divulgazione, privilegiando le immagini che con la loro forza comunicativa riescono a trasmettere valori, significati e tradizioni che sono patrimonio di tutti i “sanfulippani”.
Hanno collaborato:
gli alunni della 3^ D della scuola media statale “D. Siculo Agira” (Acquaviti S., Buscami G., Buttaccio T. C., Chillemi J., Collura G. B., Di Blasi S., Di Marco A., Mantello D., Mugavero K.V., Pagliaro A., Randazzo M. C., Straniti D. G., Savarino A., ScaminaciG., Seminara G., Spaletta G., Spataro E., Stella G., Taglialavore D., Terzo P., Trovato D. .
Insegnanti:R. Sanfilippo e M. Stancanelli
Dirigente Scolastico prof. Antonino Giunta
Priore Chiesa Reale Abbazia di S. Filippo: padre Silvio Rotondo
(La presente monografia potrà essere liberamente riprodotta, si ringrazia quanti vorranno migliorarla, anche attraverso la segnalazione di errori al seguente indirizzo di posta elettronica: rosariosanfilippo@tiscali.it)
CENNI STORICI
“Come attestato dalle sue vaste necropoli e aree archeologiche, Agira è un’antica città senza tempo fondata anteriormente il XIII secolo a.C.: un suo rifugio preistorico è datato a circa trentamila anni or sono. Il monte Teia (824 metri s.I.m.), tra le cui valli e colli si articola l’abitato, culmina con un castello antecedente i normanno-svevi e gli arabi, ma da queste popolazioni fortemente connotato, Il teatro antico del IV secolo a.C., invece, giace sotto una coltre di piazze, chiese, e palazzotti, così come giacciono sotto il pavimento dell’Abbazia pregiate statue elleniche. In città ancora vivo è il ricordo dei tebani Ercole e lolao, qui divinizzati per la prima volta dagli uomini al tempo delle mitiche dodici fatiche (XIII secolo a.C.), e molte usanze legate al loro culto sono state fatte proprie dalla tradizione popolare in onore di San Filippo. Agira fu sede di potenti tiranni siculi. Nel I secolo a.C. vi nacque Diodoro Siculo e dopo l’anno Mille il matematico e astronomo padre Isacco. Non estranea alle culture islamica e semitica, vi permangono le tracce urbanistiche della prima (rione Rocche) e l’aron sinagoghiale della seconda (ex chiesa Santa Croce). Filippo il Siriaco la evangelizzò nel I secolo e ne divenne Patrono: la sua festa si celebra il 12 maggio in questa e in molte altre località di Sicilia, Calabria, Campania e nell’arcipelago maltese”. (1)
I resti del monastero, sorto sul tempio di Gereone, custodiscono l’opera oggetto della pubblicazione e risalgono secondo la tradizione, alla venuta di S. Filippo in Agira e sono meta di numerosi pellegrini provenienti da diverse parti del mondo. Il centro religioso, fino al X secolo, rivestì un ruolo importante in Sicilia, perché era un luogo di formazione religiosa, in seno al monachesimo basiliano, dei monaci cosiddetti santi e, per questo, meta di numerosi ecclesiastici. Ruggero I, nel XII secolo, lo fece ricostruire e lo affidò ai monaci benedettini. Già nel 1126, come testimonia un documento di quella data, era stato collegato all’abbazia di S. Maria Latina, la più antica fondazione di rito orientale a Gerusalemme. Durante il XV secolo, in seguito all’inaridimento delle campagne del Saladino, gli abati commendatari dell’abbazia di Gerusalemme si trasferirono in gran parte ad Agira, che diventò loro sede permanente sino al 1635, anno in cui si ritirarono nel monastero di San Nicolò a Catania.
Tra la fine del secolo VIII e gli inizi del XIX secolo, mons. G. Gravina curò il rifacimento della chiesa nelle sue forme attuali.
L’attuale facciata è opera dell’ing. G. Greco, che la realizzò tra il 1916 e il 1928. La grande nicchia centrale con il gruppo di S. Filippo che sconfigge il demonio sovrasta sei nicchie con le statue dei protettori delle altre sei parrocchie di Agira. Nel medaglione sopra la porta principale è raffigurata S. Maria Latina; sopra le altre due porte sono raffigurati S. Filippo diacono e S. Eusebio.
Le tre navate sono divise da colonne rivestite in marmo siciliano. La navata centrale è sovrastata da una volta a botte.
San Filippo Siriaco esercitò il suo apostolato in Sicilia, portando ovunque la parola del Vangelo; oltre Agira, altri luoghi dell’isola si gloriano del suo nome, ed anche di Calabria, Campania, Lazio, Veneto e Liguria. All’estero viene ricordato a Malta, dove nella città di Zebbug, a quattro miglia della capitale La Valletta, gli é stata dedicata una chiesa; in Australia, in Europa ed in altre città dell’America quali: New York, Caracas e Buenos Aires, dove gli emigranti – in particolare siciliani – hanno fondato associazioni o realizzato statue in suo onore.
“Di questo taumaturgo, noto come San Filippo d’Argirò, potente contro i demoni e sulle cui gesta si narrano curiose leggende, sono ancora considerati luoghi sacri la grotta dove visse (presso via Katapedonte) e quella detta Kateva dove morì e fu sepolto (oggi sotto la chiesa Abbazia).
Di questi portenti si narra che già a pochi giorni dal suo arrivo in Agira (era l’anno 66 d.C.) avrebbe cacciato via turbe di diavoli dalla zona del Castello dinnanzi ad uno spaurito Eusebio, suo compagno di viaggio. Gli spiriti del male, che in elevatissimo numero sarebbero arrivati in città da Gerusalemme sotto la guida del temibile Maimone e per cacciare i quali Filippo sarebbe stato inviato ad Agira dall’apostolo Pietro, non avrebbero più avuto vita facile in quelle contrade sino ad essere definitivamente messi in fuga dal Santo (da qui la raffigurazione nera del suo volto e la consueta corsa della statua a conclusione delle festività in suo onore) oltre i confini della porta degli inferi. Ancora oggi sono tanti i punti di riferimento legati alle lotte di San Filippo d’Agira contro i demoni, così come ancora oggi l’Abete dei Ne- brodi (che il Santo usava con la Ruta, l’iperico, l’Elicriso, ecc. per guarire dai malanni) viene chiamato anche arvulu kaccia-diavuli o di San Fulippu.
In buona parte sorte sui resti di templi pagani, la città vanta sette chiese parrocchiali (di cui quattro collegiate) e una trentina di chiese minori, ormai in gran parte sconsacrate, oltre a un gran numero di dimore signorili.”(2)
Opere conservate nella chiesa:
- polittico del XV secolo;
- Sant’Agata e della Pietà, opera di Olivio Sozzi,
- San Filippo Giacente (cripta) opera marmorea di Giambattista Amendola (1848-1887)
- San Filippo benedicente(cripta) di scuola del Gagini
- Statua in bronzo argentato
- Urna in argento;
- Fercolo seicentesco;
L’artista
Poche sono le notizie su Nicolò Bagnasco, dall’archivio biografico dei cittadini illustri del comune di Palermo si rileva che proviene da una famiglia di scultori, il padre , Girolamo, fu capostipite di apprezzati scultori che fiorirono a cavallo fra il 1700 e il 1800.
Valente autore di pastori da presepe, nelle sue sculture permangono stilemi barocchi, soltanto più tardi stemperati in un gusto classico. Lavorò in diverse chiese del capoluogo e in altri centri siciliani.
Nicolò, formatosi nell’ambito familiare, fu scultore in legno e in marmo. Scolpì le quattro cariatidi che decorano il passaggio superiore di Porta Felice a Palermo e le due erme poste all’ ingresso delle Mura delle Cattive. Mori a 35 anni nel 1827.
L’opera
L’opera principale di Nicolò Bagnasco si trova nell’abside della chiesa reale di S. Maria Latina oggi Abbazia di S. Filippo. Il coro riporta i momenti salienti della vita di S. Filippo ed è costituito da ventiquattro formelle in legno disposte a semicerchio con nicchia centrale ospitante una statuetta del Santo. La finezza del lavoro reso ad altorilievo, la delicatezza dei tratti la sapiente collocazione dei paesaggi rende quest’opera unica nel suo genere.
(1) (2) (Notizie tratte dal testo in due tomi del prof. Filippo Maria Provitina, Storia universale di Agira e del suo Santo, ed. Abbadessa, Palermo 2006 e riportate sul n° 1/2006 della rivista Kalòs ).
TEODOSIUS FILIUM PHILIPPUM DEO OFFERTS
PHILIPPUS EUNDI ROMAM A PATRE UNION IMPETRAT
PHILIPPUS ORANS MIRABILITER TEMPESTATUM SEDAVIT
DIUO PETRO PHILIPPUS SACERDOS ORDINATUR
MESSANAM APPULSUS CRISTUM SICULIS PRAEDICAM
DELANGE ASPIEIENS AGYRION OSTENDIT EAM SOCIO EUSEBIO
PERVENTUS IN ANTRO ORAVIT ET VEXILLUM CRUCIS EREXIT
AD PRAEDICATIONAM PHILIPPUS AGYRA IN CRISTUM EREDIT
AGYRIUM UICINOSQUE POPULUS SACRO FONTE EXPIAVIT
IDOLA DISTRUXIT EORUM QUE ARAS DIRUIT
ASCENDIBUS IN MONTEM AGYRAE DEMONUM CATERUOS FUGAVIT
AIT EI IN NOMINE DOMIN SURGE ET AMBULA
PHILUPPUS JUNIOR A PARENTIBUS OFFERTUR PHILIPPO PATRONO
AGRIGENTINOS INIUSTE MORTI DOMINATOS AB EA LIBERATIM
ANGO OCULAS CAELI EI VISUM RESTITUIT
PUERUM AD FANTUM NAUFRAGUM VIUM PARENTIBUS RESTITUIT
IN NOMINE MEO DEMONA EJCIENT
PHILIPPUS PLIMS DIERUM ABDORMIVIT IN DOMINO
ET ERIT SEPULCRUM EIUS GLORIAM
IMPEGIT QUI SANCTI RELIQUAS FURORE SATAGEBAT
EN ADEST S. PHILIPPI TRIUNMPHUS TERRA ET ASTA PLAUDENT


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